venerdì, 07 novembre 2008 | in : storie, bianco e nero, cartacanta, mr l e lhotel

"Ci sono giornate che sono filosofie, che ci suggeriscono interpretazioni della vita, che sono appunti a margine, pieni di altra critica, nel libro del nostro destino universale.

Questa è una di quelle giornate, lo sento"

Pessoa

bianco e nero( Giorgio Pirrotta - Il bianco e il nero)

Dal diario di Mr L

Carissimi amici e affezionati lettori

sapete ormai come sia dovere di un addetto a ricevimento di un banco di albergo

mantenere in tutto equidistanza, equilibrio, rigore.

Pertanto ci limitiamo a mostrare senza voler dimostrare,

a commentare senza giudicare l'incredibile risultato delle elezioni americane.

Dati alla mano.

Obama è il 44 Presidente degli Stati Uniti, eletto il 4 giorno dell'undicesimo mese dell'anno,

nato il 4 di agosto.

Il suo nome Barak corrisponde all'italiano Benedetto, e come Benedetto XVI ha scritto

intorno alla speranza con un libro l'audacia della speranza.

 In tutto questo come non scorgere la presenza di una mano che scrive certi eventi

che noi guardiamo ammirati, confermando quella 44esima preposizione dell'etica

di Spinoza Baruch. (in ebraico Benedetto) che recita:

Appartiene alla natura della ragione il percepire le cose sotto una certa specie di eternità.

Ciò detto l'albergo Rapallo augura buon lavoro al nuovo Presidente.

Chambre09 @ 10:07 | commenti (14)(popup) | commenti (14)
martedì, 28 ottobre 2008 | in : amori, storie, nascite, autunno, mr l e lhotel

No alarms and no surprises please

Such a pretty house, such a pretty garden

no alarms and no surprises

silence

cicogna

 

C’è un nastro azzurro nella hall dell’Hotel Rapallo.

Questa notte si è affacciato alla vita Leonardo.

La giovane mamma ha dapprima preoccupato con i suoi principi di doglie che non lasciavano spazio a dubbi l’incredulo ma compassato portiere di notte, poi l’arrivo all’alba del babbo chirurgo, uomo che mette alla luce il figlio di sua figlia investendosi nonno, e l’entusiasmo di Mr Elle hanno stemperato l’atmosfera e dalla tensione tutto il personale ed i clienti sono passati all’eccitazione per la vita che trionfa e che catalizza, vita che oggi è atto di coraggio e di incoscienza.

Leonardo è il miracolo che richiama e merita l’esistenza di un Dio ed allo stesso tempo esalta il determinismo di una natura della quale in fondo non siamo che strumento.

Nelle consapevolezze consolidate dei trent’anni  mettere al mondo dei figli vuol dire più che mai  realizzare un destino che è intimo, personalissimo ed allo stesso tempo sociale e condiviso.

Nell’incoscienza e nell’individualismo dei vent’anni ritenevo fosse una scelta ed una responsabilità di donna.

 

L’hotel è pervaso di una gioia e di una riconoscenza che riempiono i luoghi di luce per l’essere inconsapevoli testimoni del miracolo che si rinnova, fra gli aneddoti delle colleghe mamme e la curiosità del mio ritardatario istinto materno le stanze brulicano di vita

 

La vita che abbiamo dato a Leonardo

La vita che lui dà ai nostri cuori con la sua nascita

 

Chambre09 @ 17:30 | commenti (17)(popup) | commenti (17)
giovedì, 28 agosto 2008 | in : amori, storie, ombre, la notte di chambre, chambre

Resto docile
all'inclinazione
dell'universo sereno

Si dilatano le montagne
in sorsi d'ombra lilla
e vogano col cielo
Su alla volta lieve
l'incanto si è troncato

E piombo in me
E m'oscuro in un mio nido

( G. U.)

Del resto un blog dal titolo "La chambre qui manque"

contiene nella sua radice l'Assenza

Per questo, ma forse senza un motivo preciso,

questo buio non è stato per lungo tempo inciso di parole

Per questo, ma forse senza un motivo preciso,

la Donna Guerriera ha rappresentato Chambre tanto a lungo

E' un  non luogo di passaggi questo, è un luogo di passaggi l'hotel

ed il passaggio si sposa all'Assenza

non restano tracce

scompare il passato

si allontanano le voci

ci si rinnova e ci si oscura in nuovi nidi

Si gode un' ebrezza di libertà dalle linee

che cade sovente nel vuoto di senso

ed il sorriso è il ghigno di un clown

( MR L nel frattempo lavora)


Chambre09 @ 16:37 | commenti (22)(popup) | commenti (22)
martedì, 01 luglio 2008 | in : storie, mr l e lhotel, arringhe
 
Lo diceva Malaparte "d'estate si sa i fiorentini hanno caldo" e il caldo porta le zanzare.
Le Culicidae ( termine scientifico che sorprendetemente potrebbe alludere ad un culi-cidio perpetuo) sono di casa a Firenze che è città paludosa.
Ma è sempre molto difficile al turista straniero, non abituato alle cose di casa nostra, spiegare che quegli insetti non sono così facili da eliminare, ed anzi che l'eliminazione non è ipotesi risolutiva di fronte a quei 3 mg di sangue, ali e stiletto saldamente insediati nella catena alimentare.
Non è facile spiegare che purtroppo bisogna anche avere un po' di pazienza, che un puntura di zanzara in fondo non è la fine del mondo.
Ma questo io non riesco a spiegarlo.
Ho però fatto una meravigliosa scoperta.
Mentre discutevamo del problema con un cliente che pretendeva lo sconto per la molestia notturna di una zanzara, ecco che in quel preciso momento, forse l'ignara bestia ancora grassa del sangue della vittima gli si presenta a tiro di naso, e il buon turista non perde occasione per allungargli sopra una bella manata.
Muore la zanzara spiaccicata orribilmente sul  banco del ricevimento; l'orrore della sua morte era descritto dal sorriso compiaciuto del mio ospite, che in quello stesso momento sembrava quasi avere vinto su di me, avere avuto ragione sul mondo.
Il grande ha vinto sul piccolo, l'America sulla paludosa Europa, il cemento sulla pietra, il sangue sulla sanguisuga, la violenza sull'astuzia. 
E' proprio vero quello che diceva il barone Ugo Ojetti
"una puntura di zanzara prude meno
quando sei riuscito a schiacciare la zanzara"
Chambre09 @ 10:07 | commenti (24)(popup) | commenti (24)
domenica, 08 giugno 2008 | in : amori, storie, mr l e lhotel, donne e malizia

matrimonio in sicilia

 

So di pappagalli e di cavalli e cani e balene che si lasciano morire in seguito all’assenza del loro compagno di vita; so di donne e di uomini che aspettano la morte sbrigando le noiose attività quotidiane con crescente lentezza e abbandono, fino all’immobilità del corpo, dello spirito, in ultimo del cuore.

So che io mi lascerei avvolgere dal grigio di un’esistenza residua e vedrei dal pavimento sotto la sedia questo grigio avanzare come il marcio verso la metà ancora sana di un frutto, della quale ognuno prevede un destino di morte.

 

Ma so che Giovannella dalla morte ha avuto in dono la vita

 

Attraversa la hall dell’hotel con uno spirito imponente, unghie vermiglie fendono l’aria come i suoi occhi di piombo caramellato; al prendisole a margheritoni gialli e neri danno compostezza più le forme prepotenti che le spalline di grogrè, il sandalo comodo di nappa - di fattura tedesca - rimanda alla praticità delle signore del nord, ma la cura delle mani, il trucco che non si arrende all’avanzare degli anni e la lunga collana di perle grigie ci riportano senza dubbio ad una femminilità mediterranea.

 

Giovannella è una settantenne leonessa trapanese che vive da 40 anni a Milano: una donna  che ieri mordeva cuscini e taceva nell’ossequiosa obbedienza ad un marito svogliato ed oggi morde una vita che non sarà con lei mai abbastanza generosa di anni.

 

E’ in viaggio con le sorelle; arriccia il naso e sgrana gli occhi quando fa cenno a Mr L di chinarsi verso di lei per raccogliere aneddoti di un’infanzia lontana in una Sicilia sempre uguale e non disdegna, se sollecitata, di rivelare l’allegria di una vedova che oggi è padrona dei suoi ricami come dei suoi circoli, che può scegliere di dar spazio alla malizia o alla saggezza, che controlla e domina la scena sicura del suo carisma.

 

“Vedova allegra sì, ma onesta, che per essere allegra manca il materiale”

 

E sorrido mentre scopro in Giovannella uno sguardo di femminile ammirazione rivolto a Mr L  che sogghigna divertito.

 

Chambre09 @ 15:21 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
venerdì, 16 maggio 2008 | in : storie, cartacanta, mr l e lhotel
liberazione
Noi
Plurale maiestatis?
No, plurale realistico, dal momento che ogni scrittore, come diceva F.S. Fitzgerald
 "è una pluralità di uomini che lottano per diventare uno solo" 
ecco che tornano alla mente questi versi:
 
mi vegno da Pola
son qua pa un momento
signore e singori
no feme parlar
 
Questo ritornello di un vecchio istriano collima esattamente con il motto toscano del Giusti parlo chiaro e dico il vero . Io per mio conto subisco costantemente richieste di lavoro, formo del personale, spiego e insegno il mio mestiere e mi  rendo conto che non serve a niente.
Cerco nel mio piccolo di combattere un precariato di cui mi vergogno.
Però signore e signori, non feme parlar! mi rendo conto che il vero precariato è nello spirito.
Qui c'è gente ch'è precaria nello spirito.
Vi è una forma di irredentismo morale, per cui quei versi istriani, mi sono estramemente familiari, quanto mai opportuni.
Poco vale contro questa forma di precariato consentire l'impiego e dare spazio al lavoro. Non sarà un caso, piaccia o non piaccia, che il rivendicatore di Fiume, Gabriele D'annunzio, prese a modello della sua repubblica un motto di Munsulmano Terme (provincia di Pistoia) patria del Giusti.,e questo motto era fatica senza fatica per esprimere il vero lavoro, che è quello intorno allo spirito.
Dove troverò io tali collaboratori?
Tale domanda, il fatto stesso che emerga come un lago di ghiaccio nel fondo del cuore, prelude al fallimento.
Perchè fose c'è della cecità in me, forse sono io che non mi so riconoscere nei tempi.
Scusate, ma come quel toscano, parlo chiaro e dico il vero.
Mr L
 
Chambre09 @ 12:19 | commenti (20)(popup) | commenti (20)
domenica, 11 maggio 2008 | in : storie

 

 Dal diario di MR L

 

sposirossoNon sei nè giovane nè vecchio
ma è come se dormissi dopo pranzo
sognando di entrambe queste età.

Leggo Eliot, non un gran poeta, ma un buon poeta, mentre abbiamo la ventura di ospitare un
matrimonio in albergo. Leggo eliot, guardando passare le ore, e maggio porta ventate di primavera.
I segni sono presi per miracoli: vogliamo vedere un segno.

Ecco la sposa, vestita di rosso scende i 17 scalini dal primo piano alla hall. Ride, sorride, è bella della sua necessità. Ce la mette tutta per essere bella, ed io la guardo sorridendo, omaggiando, ringraziando dello sforzo che fa per scendere le scale con gli alti tacchi delle scarpe rosse. Non ha più vent'anni la sposa. Non un biondo cupido si posò sulle sue spalle, lo convinse bevendo e parlando un quarantenne amore, non il capriccio di un bambino.

E la parrucchiera ha fatto un grande lavoro, dopo due ore, le ho preparato una limonata, e
vi ho messo del gin. E leggo Eliot. "Nel maggio depravato, corniolo e castagno, albero di Giuda in
fiore per essere mangiato, per essere spartito, per essere bevuto."
Mi ringrazia la madre americana, guanti di trina nera, vestito beige, e la giacca con risvolti di trina.
L'evento cade e accade: Amore del resto non è sustanzia, ma accidente in sustanzia, amore accade
perchè cade dentro alle cose. Amore è soggettivo.

Rosso il vestito della sposa, l'albergo ha solo la luce del sole e delle poltrone aragosta. Sono le 4 e 45 del mese di maggio. La sposa si avvia alla chiesa, la parucchiera si massaggia i piedi bevendo la limonata nel salottino attiguo alla hall, io saluto la sposa, good afternoon.

E torno a leggere Eliot. Non un gran poeta, ma un buon poeta.

Chambre09 @ 13:48 | commenti (10)(popup) | commenti (10)